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05/08/12

Se Dio è violent , Muraro è irrecuperabile... e mi molestano entrambi


 Devo ammettere che Luisa Muraro (o chi per lei) sa scegliere bene i titoli dei suoi libri. Se ho deciso di leggere questo brevissimo pamphlet dal titolo Dio è violent, meno di 80 pagine uscito per Nottetempo a 6 euro, pamphlet che a ragione lei stessa definisce libricino, è stato infatti per il titolo e per le recensioni entusiaste di Femminismo a sud.
Pensavo che si fosse ravveduta (o meglio svegliata) ed allontanata, come a suo tempo fece Adriana Cavarero, dalle posizioni di certo femminismo della differenza, che vorrebbe tutte le donne portatrici di un'aura metafisica di superiore moralità che le renderebbe immuni alla violenza, anche quando la subiscono dalla famiglia e dallo Stato. Invece niente, Muraro è irrecuperabile, anche quando parte dalla constatazione di un dato di fatto che si potrebbe anche condividere: cioè che è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale e che tale venir meno non è imputabile tanto ai cittadini e alle cittadine, quanto allo Stato.

14/05/12

Milizie di cristo in marcia per la (loro) vita

Ieri a Roma, in occasione della festa della mamma, si è svolta una marcia per la vita che ha riunito varie associazioni anti-abortiste, prima fra tutte militia christi., esponenti di Forza Nuova, con tanto di patrocinio di Roma Capitale e alcuni/e esponenti del mondo "intellettuale", tra cui Costanza Miriano, autrice di Sposati e sii sottomessa, un titolo che è tutto un programma, soprattutto perché non è ironico e dunque va preso sul serio.
Al di là del clerico-fondamentalismo, della violenza esercitata contro le donne che scelgono di abortire, al di là della richiesta di abolire la 194 e quindi impedire l'autodeterminazione della donna nella scelta di procreare, questa volta c'è un elemento in più, che accresce l'orrore che questa gente mi provoca: il reclutamento di giovani senza lavoro, attraverso inserzione pubblicitaria su infojob, perché partecipassero alla marcia in veste di dialogatori (?), per un compenso di 37 euro. Detto in parole povere, giovane disoccupato/a cercasi per rimpolpare marcia per la vita. Ne parlano  Paese Sera e Femminismo a sud, con tanto di screenshot; io invece non ho parole, per cui rimando a un post di Loredana Lipperini sul suo blog Lipperatura:

Dunque la senatrice Maria Pia Garavaglia (Pd) ha ritirato la propria adesione alla Marcia per la Vita. Ma con questa motivazione: “”Di fronte alla evidente strumentalizzazione di questo evento, con forze politiche di estrema destra che, con la loro partecipazione, hanno finito per strumentalizzarlo dando un evidente segno politico alla Marcia, ritiro la mia adesione nella speranza che temi così  importanti vengano considerati con la serietà che gli spetta”.  La questione riguarda la presenza di Forza Nuova, e non la messa in discussione della legge 194: che, a quanto è dato capire, per la senatrice va discussa, e si suppone abolita.
Contraddizioni d’antica data, va bene. L’altra cosa che si comprende bene da quanto avvenuto ieri a Roma è che i pro-life aspirano a una visibilità e a un peso simili ai confratelli americani. Quella stessa cultura di fanatismo e violenza che, è bene ricordare, portò all’omicidio del medico  George Tiller La stessa che ha portato  alcune delle organizzazioni che hanno aderito e partecipato alla Marcia ad appostarsi fuori dei consultori torinesi, a gettare bottiglie d’acqua sul padre di Eluana Englaro, a urlare stupratele, tanto abortiscono..

Il post continua qui

Poi, se si ha voglia di ridere (o piangere, dipende dalla prospettiva e dall'umore) suggerisco di guardare il video di interviste per strada, a cura di Gaetano Dentamaro

13/04/12

Anche le predone piangono


La parabola discendente della Lega, travolta dal fango e dalle macerie degli slogan su cui aveva costruito se stessa, trascina più rovinosamente una vittima sacrificale,contro la quale si infierisce con un dileggio che ai suoi colleghi maschi viene risparmiato. Puttana, badante, cesso, sfigata che ha bisogno di pagarsi un gigolò per farsi una scopata, sono solo alcune degli epiteti reperiti in rete, a lei esclusivamente riservati, che, molto verosimilmente, avranno concorso a far crollare Rosi  fino alle lacrime.



 Ma oltre alle lacrime c'è di più. 

04/03/12

Il potere autoritario sconfitto dalle donne No Tav

Come in ogni  propaganda di regime degna di questo nome, è toccato anche alle donne fare da cassa di risonanza al lavorìo di criminalizzazione del movimento Notav portato avanti a oltranza dai media ufficiali. L'occasione l'ha data Pierangelo Sapegno, nipote dell'illustre critico dantesco Natalino Sapegno, giornalista de La Stampa, ma anche di Epoca e Gente, che questa volta si è espresso da un'altra importante testata, Iodonna. Cliccando il suo nome su Google, vengo a scoprire che l'esimio giornalista, nipote di (come si usa in Italia) un esimio critico letterario, dalle pregevoli testate da cui si esprime  non è nuovo all'analisi dei fenomeni filtrata da un'ottica per così dire "di genere": così, se  parla di finanza e vuole denunciare la piaga dell'evasione fiscale, l'Esimio non trova miglior strumento del sarcasmo contro una squillo. Cioè, pare di capire che il problema dell'evasione fiscale stia tutto nella mancata denuncia dei redditi delle prostitute sudamericane (e quella in questione, miracolo, ha anche la pelle chiara!) che, per inciso, fanno un lavoro non giuridicamente riconosciuto. 
Anche sulla questione No Tav, Sapegno junior  ha voluto esprimersi prendendo spunto dall'altra metà del cielo, decretando questa volta la sconfitta delle donne della Val di Susa.

05/01/12

Cimiteri e tempo di Restaurazione

 
Ci mancava solo il cimitero dei feti, dall'emblematico appellativo Il Giardino degli Angeli, ad aggiungere un ulteriore tassello a questo puzzle da ancien régime che è la ri-costruzione, o meglio, la restaurazione, della società italiota dopo un ventennio di berlusconismo.
I centri antiviolenza vengono lasciati a secco, i movimenti per la vita premono per colonizzare i consultori, cancellando la loro laicità, i tagli al welfare impongono alle donne un ritorno al lavoro domestico di cura e, non da ultimo, questa brillante trovata del cimitero dei feti. Con un importante discrimen: non per tutti i feti, ma solo per quelli oggetto di un aborto spontaneo o terapeutico. Gli altri, i feti delle donne permale che hanno praticato una ivg, non hanno diritto ad accedere al consesso degli angeli, ma sono considerati, letteralmente, figli di puttana.

26/12/11

Una questione di classe: la differenza

Gli utlimi strascichi del 2011 stanno portando con sé un ripetuto ri-affiorare di un'espressione che ci piace tanto e che da più di trent'anni si era pensato di poter cancellare dalla memoria collettiva, oltre che dalla lingua italiana. Mi riferisco alla differenza di classe, che, quando si fa insopportabile, sfocia nel conflitto e dunque nella lotta di classe.
Non che quest'ultima fosse stata abbandonata del tutto: in realtà, a partire dagli anni 80, la ridistribuzione del benessere dopo le lotte operaie degli anni 60/70, la concessione di diritti e di tutele come lo statuto dei lavoratori e la politica del panem et circenses, avevano indotto le masse a ritenere che ormai la lotta di classe non fosse più necessaria, che fosse soltanto un'anticaglia surpeflua e fuori moda, relitto di un passato ormai sempre più lontano a cui continuavano ad aggrapparsi uno sparuto gruppetto di nostalgici vetero-marxisti.
Per cui, mentre le masse riposavano tranquille,  addomesticate da quattro soldi in più nel portafoglio e dalla generosa copiosità di tettone che riempivano gli schermi, spacciate per una conquista del femminismo, i capitalisti s'appropiavano della lotta di classe dismessa dai lavoratori e dalle lavoratrici e si organizzavano per un lento e silenzioso contrattacco: quello che ci hanno sferrato mentre eravamo presi dall'organizzare le ferie d'agosto e intanto si dava il via alla stagione delle delocalizzazioni, delle collaborazioni coordinate e continuative, dei contratti a progetto, del lavoro interinale, misure, queste ultime, propagandate come tentativi di riforma del lavoro necessarie all'occupazione giovanile.

20/11/11

Venti di cambiamento e odor di naftalina

Molto salutari i nuovi venti che soffiano. Peccato questo maledetto odore di naftalina!

Le parole di Mafalda sembrano tagliate su misura per questo governo Monti di tecnocrati apparentemente nuovi alla politica, che dovrebbero scongiurare il rischio default e risollevare questo malconcio paese, messo in ginocchio da un impresentabile neoliberismo, praticato a destra come a sinistra, e dalle mirabolanti magie della finanza creativa.
Dicevo tecnocratici apparentemente nuovi: un po' perchè, data la loro veneranda età media, pare abbastanza fuori luogo collegarli all'idea di nuovo; un po' perchè dai loro curricula è chiaro un po' a tutti che sono espressione di poteri forti, Vaticano e finanza, che di nuovo non hanno proprio nulla. La stampa, anche quella pseudo-illuminata come Repubblica, ce li vuole far piacere a forza.  Ma, oltre alla maladetta puzza di naftalina che questo governo emana, ci sono diversi elementi che proprio non mi convincono. 

23/10/11

Aspettando l'autobus delle 22:02

Ieri sera stavo aspettando l'autobus delle 22.02 in via Canali, quando si sono ripetute in successione due scene identiche, a distanza di qualche secondo l'una dall'altra, che mi hanno voluta, mio malgrado, protagonista. Sì, lo so che via Canali non è proprio la Bervely Hills de noiantri e che è sconsigliabile avventurarcisi da sole appena fa buio. Lo so che è zona di passeggiatrici, che il centro massaggi cinese a pochi passi dalla fermata del bus è la copertura di un bordello e che con la dicitura massaggio romantico si allude a una prestazione sessuale a pagamento.

Violentate sì, violente mai


In questa settimana seguita alla manifestazione del 15 ottobre, molto ho letto e riflettuto sugli scontri che hanno letteralmente infiammato Roma. Come era previdibile, la discussione si è incagliata nella solita dicotomia violenza/non-violenza, con le inevitabili condanne e prese di distanza dalla prima e la scontata, e spesso forzata, adesione ideologica alla seconda. Non sono mancati tentativi di scavalcare la logica della contrapposizione binaria e di esaminare la questione nell'ottica della complessità, tentativi che però vengono sistematicamente boicottati dalla stampa e dalla televisione di regime, oops, di Stato, tutte protese al riduzionismo banalizzante di cui sopra.

08/10/11

Alle donne d'Africa il Nobel per la pace

Quando, più di una anno fa, era partita la campagna noppaw, non avevo riposto troppe speranze nella possibilità che il Nobel per la pace 2011 potesse essere assegnato alle umili donne africane. Nel 2010, il comitato di Oslo non aveva ritenuto opportuno assegnarlo alle abuelas de plaza de Mayo, anche se, nel 2009, era sembrato cosa buona e giusta farne dono a Obama, il presidente neo-eletto di uno degli Stati più guerrafondai al mondo, un paese dove, nella classifica dei settori industriali più produttivi, l'industria delle armi è al primo posto.