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11/06/12

Ragioni d'opportunità

Il preside
Il nome del tanto atteso mostro dell'attentato all'istituto Morvillo Falcone di Brindisi è uscito fuori da qualche giorno: Giovanni Vantaggiato, reo confesso, dichiara di avercela con il mondo, che gli affari non gli andavano più come un tempo, e allora che fa? piazza un ordigno esplosivo davanti a una scuola frequentata prevalentemente da ragazzine. La vicenda potrebbe essere rubricata ad un caso di follia, di caso isolato hanno già parlato in molti (troppi), non fosse che di disperati che ce l'hanno con il mondo per la crisi e si sfogano su donne e bambini è piena la cronaca degli ultimi giorni.

22/05/12

Dalla mafia al mostro

 


Posted by PicasaFalliti miseramente, almeno per il momento, i tentativi tortuosi di collegare la strage di Brindisi alla mafia o di spiegare l'accaduto con teorie complottiste, adesso è caccia al mostro. Si continua a brancolare nel vuoto e, nell'assenza totale, o quasi, di ogni strumento di analisi capace di ipotizzare una risposta sensata, non rimane che esorcizzare l'orrore e la paura con il solito vecchio escamotage della ricerca del capro espiatorio. Pharmacòs lo chiamavano i Greci, il farmaco su cui abbatteva il delirio collettivo, su cui si scatenava ogni morbosità e ogni tendenza distruttiva, purificando la polis dal male.
Non siamo andat* molto avanti dai secoli bui del medioevo ellenico ad oggi, il capro espiatorio è sempre lì, pronto all'uso, a evitare di scavare troppo in fondo nella coscienza di ognun* di noi. Di quali paure deve farsi carico il pharmacòs? Da quali angosce deve liberarci, oggi?
Niente, non c'è verso di fare un'analisi ampia, articolata e rigorosa, in questo Paese. Fa troppo paura, è troppo scomodo tentare di ragionare e di capire seriamente quanto c'è di mostruoso in noi, quanto abbiamo in comune con il mostro del momento, quanto alimentiamo quotidianiamente quella spirale della violenza che poi esplode in momenti culminanti come è accaduto a Brindisi, a Oslo, a Beslan, a Montreal. La via più semplice è quella della caccia al mostro, del pianto e del cordoglio nazionale e poi, sepolte le vittime, dell'oblio. Alla prossima si ricomincia tutto da capo, l'eterno ritorno dell'identico. Non si tratta forse, ogni volta, di un caso isolato?
Per una rassegna stampa (e una minima riflessione) sulla caccia al mostro di ieri, rimando a Lipperatura

21/05/12

Non è successo niente, è solo un caso isolato

Foto Getty Images
Confesso di aver voluto aspettare che trascorressero almeno 48 ore dall'attentato di sabato 19 maggio all'Istituto professionale Morvillo-Falcone di Brindisi, in cui è rimasta uccisa una studentessa di 16 anni, Melissa Bassi, e sono rimaste ferite altre 5, delle quali una è ancora gravissima. Ho aspettato un po' prima di mettermi a scrivere, perché in questo paese di puri di cuore e semplici di mente, se osi alzare la tua voce fuori dal coro e muovere un'obiezione alla vulgata comune, rischi di passare per sovversiva, solidale con i mafiosi e i terroristi di turno, magari un po' terrorista pure tu. Allora devi stare attenta e avere la pazienza, prima di pronunciarti, di verificare che forse le tue idee non sono poi così campate in aria, che qualche prova a sostegno delle tue ipotesi c'è, che non sei poi così sola come ti senti, perché nel frattempo qualcuno o, più spesso, qualcun'altrA ha notato quello che hai notato anche tu e forse è stata più coraggiosa di te nel provare a dirlo.

14/05/12

Milizie di cristo in marcia per la (loro) vita

Ieri a Roma, in occasione della festa della mamma, si è svolta una marcia per la vita che ha riunito varie associazioni anti-abortiste, prima fra tutte militia christi., esponenti di Forza Nuova, con tanto di patrocinio di Roma Capitale e alcuni/e esponenti del mondo "intellettuale", tra cui Costanza Miriano, autrice di Sposati e sii sottomessa, un titolo che è tutto un programma, soprattutto perché non è ironico e dunque va preso sul serio.
Al di là del clerico-fondamentalismo, della violenza esercitata contro le donne che scelgono di abortire, al di là della richiesta di abolire la 194 e quindi impedire l'autodeterminazione della donna nella scelta di procreare, questa volta c'è un elemento in più, che accresce l'orrore che questa gente mi provoca: il reclutamento di giovani senza lavoro, attraverso inserzione pubblicitaria su infojob, perché partecipassero alla marcia in veste di dialogatori (?), per un compenso di 37 euro. Detto in parole povere, giovane disoccupato/a cercasi per rimpolpare marcia per la vita. Ne parlano  Paese Sera e Femminismo a sud, con tanto di screenshot; io invece non ho parole, per cui rimando a un post di Loredana Lipperini sul suo blog Lipperatura:

Dunque la senatrice Maria Pia Garavaglia (Pd) ha ritirato la propria adesione alla Marcia per la Vita. Ma con questa motivazione: “”Di fronte alla evidente strumentalizzazione di questo evento, con forze politiche di estrema destra che, con la loro partecipazione, hanno finito per strumentalizzarlo dando un evidente segno politico alla Marcia, ritiro la mia adesione nella speranza che temi così  importanti vengano considerati con la serietà che gli spetta”.  La questione riguarda la presenza di Forza Nuova, e non la messa in discussione della legge 194: che, a quanto è dato capire, per la senatrice va discussa, e si suppone abolita.
Contraddizioni d’antica data, va bene. L’altra cosa che si comprende bene da quanto avvenuto ieri a Roma è che i pro-life aspirano a una visibilità e a un peso simili ai confratelli americani. Quella stessa cultura di fanatismo e violenza che, è bene ricordare, portò all’omicidio del medico  George Tiller La stessa che ha portato  alcune delle organizzazioni che hanno aderito e partecipato alla Marcia ad appostarsi fuori dei consultori torinesi, a gettare bottiglie d’acqua sul padre di Eluana Englaro, a urlare stupratele, tanto abortiscono..

Il post continua qui

Poi, se si ha voglia di ridere (o piangere, dipende dalla prospettiva e dall'umore) suggerisco di guardare il video di interviste per strada, a cura di Gaetano Dentamaro

02/05/12

Tu chiamalo se vuoi...Primo maggio

Vignetta di Vauro, pubblicata dal Manifesto
Davvero un bel primo maggio quello di ieri, non c'è che dire. Nel giorno dedicato al riposo e alla festa dei lavoratori e delle lavoratrici, un uomo è morto mentre lavorava. Quest'uomo si chiamava Vasile Copil, aveva 51 anni ed era romeno. Voglio ricordarlo perché quel lavoratore era un migrante, uno di quei migranti ai quali si dedicano prime pagine con titoli a caratteri cubitali solo nel caso di violenze e rapine. 
Poi c'è stato lo stupefacente primo maggio torinese: il corteo è stato aperto dalle forze dell'ordine che scortavano il podestà Fassino e che, come ultimamente accade, non si sono dimostrate ingenerose nel dispensare le loro oramai immancabili cariche 

04/03/12

Il potere autoritario sconfitto dalle donne No Tav

Come in ogni  propaganda di regime degna di questo nome, è toccato anche alle donne fare da cassa di risonanza al lavorìo di criminalizzazione del movimento Notav portato avanti a oltranza dai media ufficiali. L'occasione l'ha data Pierangelo Sapegno, nipote dell'illustre critico dantesco Natalino Sapegno, giornalista de La Stampa, ma anche di Epoca e Gente, che questa volta si è espresso da un'altra importante testata, Iodonna. Cliccando il suo nome su Google, vengo a scoprire che l'esimio giornalista, nipote di (come si usa in Italia) un esimio critico letterario, dalle pregevoli testate da cui si esprime  non è nuovo all'analisi dei fenomeni filtrata da un'ottica per così dire "di genere": così, se  parla di finanza e vuole denunciare la piaga dell'evasione fiscale, l'Esimio non trova miglior strumento del sarcasmo contro una squillo. Cioè, pare di capire che il problema dell'evasione fiscale stia tutto nella mancata denuncia dei redditi delle prostitute sudamericane (e quella in questione, miracolo, ha anche la pelle chiara!) che, per inciso, fanno un lavoro non giuridicamente riconosciuto. 
Anche sulla questione No Tav, Sapegno junior  ha voluto esprimersi prendendo spunto dall'altra metà del cielo, decretando questa volta la sconfitta delle donne della Val di Susa.

29/02/12

Val Susa: prove di "democrazia" autoritaria


Dopo 20 anni di movimento NoTav, la Val Susa si è trasformata in questi giorni in un vero e proprio laboratorio nel quale il nostro governo "tecnico" e "competente" sta facendo le sue prove di pseudo-democrazia all'insegna dell'autoritarismo. Ma, contestualmente, prende corpo e forza  un movimento popolare reale, con tutte le sue diverse anime, unite dalla pratica e dalla lotta, che non è piu limitato ai soli valsusini. Ne è stata prova la manifestazione di sabato 25 febbraio a cui hanno preso parte 75.000 persone e alla quale i media hanno deciso di non dare alcun risalto.Gli stessi media di regime hanno scelto di non raccontare anche le cariche della polizia sui manifestanti che a Torino Porta Nuova aspettavano il treno per Milano.

Chi provoca? Chi usa violenza? L'uomo intervistato nel video di seguito, che con la manifestazione non aveva nulla a che vedere, ma è stato comunque malmenato, pare non avere dubbi

05/01/12

Cimiteri e tempo di Restaurazione

 
Ci mancava solo il cimitero dei feti, dall'emblematico appellativo Il Giardino degli Angeli, ad aggiungere un ulteriore tassello a questo puzzle da ancien régime che è la ri-costruzione, o meglio, la restaurazione, della società italiota dopo un ventennio di berlusconismo.
I centri antiviolenza vengono lasciati a secco, i movimenti per la vita premono per colonizzare i consultori, cancellando la loro laicità, i tagli al welfare impongono alle donne un ritorno al lavoro domestico di cura e, non da ultimo, questa brillante trovata del cimitero dei feti. Con un importante discrimen: non per tutti i feti, ma solo per quelli oggetto di un aborto spontaneo o terapeutico. Gli altri, i feti delle donne permale che hanno praticato una ivg, non hanno diritto ad accedere al consesso degli angeli, ma sono considerati, letteralmente, figli di puttana.

26/12/11

Una questione di classe: la differenza

Gli utlimi strascichi del 2011 stanno portando con sé un ripetuto ri-affiorare di un'espressione che ci piace tanto e che da più di trent'anni si era pensato di poter cancellare dalla memoria collettiva, oltre che dalla lingua italiana. Mi riferisco alla differenza di classe, che, quando si fa insopportabile, sfocia nel conflitto e dunque nella lotta di classe.
Non che quest'ultima fosse stata abbandonata del tutto: in realtà, a partire dagli anni 80, la ridistribuzione del benessere dopo le lotte operaie degli anni 60/70, la concessione di diritti e di tutele come lo statuto dei lavoratori e la politica del panem et circenses, avevano indotto le masse a ritenere che ormai la lotta di classe non fosse più necessaria, che fosse soltanto un'anticaglia surpeflua e fuori moda, relitto di un passato ormai sempre più lontano a cui continuavano ad aggrapparsi uno sparuto gruppetto di nostalgici vetero-marxisti.
Per cui, mentre le masse riposavano tranquille,  addomesticate da quattro soldi in più nel portafoglio e dalla generosa copiosità di tettone che riempivano gli schermi, spacciate per una conquista del femminismo, i capitalisti s'appropiavano della lotta di classe dismessa dai lavoratori e dalle lavoratrici e si organizzavano per un lento e silenzioso contrattacco: quello che ci hanno sferrato mentre eravamo presi dall'organizzare le ferie d'agosto e intanto si dava il via alla stagione delle delocalizzazioni, delle collaborazioni coordinate e continuative, dei contratti a progetto, del lavoro interinale, misure, queste ultime, propagandate come tentativi di riforma del lavoro necessarie all'occupazione giovanile.

20/11/11

Venti di cambiamento e odor di naftalina

Molto salutari i nuovi venti che soffiano. Peccato questo maledetto odore di naftalina!

Le parole di Mafalda sembrano tagliate su misura per questo governo Monti di tecnocrati apparentemente nuovi alla politica, che dovrebbero scongiurare il rischio default e risollevare questo malconcio paese, messo in ginocchio da un impresentabile neoliberismo, praticato a destra come a sinistra, e dalle mirabolanti magie della finanza creativa.
Dicevo tecnocratici apparentemente nuovi: un po' perchè, data la loro veneranda età media, pare abbastanza fuori luogo collegarli all'idea di nuovo; un po' perchè dai loro curricula è chiaro un po' a tutti che sono espressione di poteri forti, Vaticano e finanza, che di nuovo non hanno proprio nulla. La stampa, anche quella pseudo-illuminata come Repubblica, ce li vuole far piacere a forza.  Ma, oltre alla maladetta puzza di naftalina che questo governo emana, ci sono diversi elementi che proprio non mi convincono. 

04/11/11

Gender Gap Report 2011

Il primo novembre sono stati resi noti i risultati del Gender Gap Report 2011, classifica stilata ogni anno a cura del World Economic Forum sul divario di opportunità tra uomini e donne. L'Italia conferma la posizione che occupava già dall'anno passato: 74 su 135 paesi, staccata di gran lunga dal Burundi (posizione 24) e Mozambico (posizione 26). Cioè, noi che ci vantiamo di vivere in un paese sviluppato, quanto a parità di genere siamo di gran lunga al di sotto dei livelli del Burundi, che nella vulgata comune, dell'uomo da bar, è uno stato terzomondista. 

02/10/11

Egregi Professori, Gentili Professoresse

Egregi Professori,
Gentili Professoresse,

così si apre la lettera inviata dal Consiglio direttivo del Parlamento Europeo Giovani (PEG) all'attenzione del corpo docenti delle scuole superiori per invitare gli istituti ad aderire alla preselezione attraverso la quale accedere alle selezioni nazionali in cui saranno scelte le scuole che rappresenteranno l'Italia alle sessioni internazionali dell' European Youth Parliament.

18/09/11

un codice verde che non ci convince

Questa mattina, mentre passavo davanti a una vetrina della catena Golden point, il mio sguardo viene attratto dal verde della pubblicità di una iniziativa a cui il punto vendita ha orgogliosamente aderito. Lo slogan recitava Un passo avanti! questa attività aderisce al progetto greencode: riduci i rifiuti, rispetta l'ambiente.

04/09/11

E se un' utopia diventasse realtà? La silenziata rivoluzione dell'Islanda.

God bless Iceland - Trail del documentario

Mentre  i media nostrani si affannano a riportare in pillole le risibili  misure anticrsi del nostro altrettanto risibile governo, in Islanda è in atto una vera e propria rivoluzione senza armi che gli stessi mass media non sembrano ritenere degna di nota. Eppure la popolazione islandese, negli ultimi due anni, ha saputo dare una clamorosa lezione niente meno che al Fondo Monetario Internazionale e alle lobby delle banche: dimissioni di un governo incompetente ed elezione di nuovi candidati/e  scelti/e tra cittadini/e comuni estranei/e ai partiti, nazionalizzazione delle banche, mandati di arresto per i top manager e i banchieri responsabili del disastro finanziario, costituizione di un'assemblea popolare riformatrice e libera informazione garantita sono i punti principali. Ma come mai le pagine dei giornali e i notiziari sono riempiti dalle primavere arabe a suon di mitraglie e bombardamenti e passano sotto silenzio quella islandese, a suon di casseruole e lanci di uova?

05/08/11

Prendi i macchinari e scappa: la fuitina della Solfer da Lanciano

Una piccola azienda manda i suoi 20 operai in ferie l'ultimo veneredì di luglio, consegnando loro le tabelle con i turni già pronti per settembre. Il 1 agosto (che per fortuna capita di lunedì), di notte fa caricare tutti i macchinari e chiude zitta zitta i battenti. Immaginate la faccia degli operai di ritorno dalle ferie a settembre?